Andy Warhol: amore per le Polaroid.


Andy Warhol, oltre a essere un mito della Pop Art, era un fotografo davvero instancabile e super curioso. Tra le tante cose che usava per guardare il mondo, la Polaroid era la sua preferita. Non smetteva mai di scattare foto, giorno dopo giorno, per anni. Dalla fine degli anni Cinquanta fino alla sua morte nel 1987, ha continuato a immortalare persone e momenti.

Per lui, la Polaroid era molto più di una semplice macchina fotografica: era come avere i suoi occhi sempre pronti a scattare. La usava sia per creare i suoi famosi ritratti con la serigrafia, sia per tenere a mente ricordi, persone e pezzetti di vita. Ogni foto era come un piccolo pezzo del suo mondo, un modo per raccontare quella società piena di immagini che lo affascinava tanto.

Warhol ha scattato un sacco di Polaroid: star, artisti, amici, sconosciuti. Alcuni si mettevano in posa perfetti, altri venivano presi al volo, in modo naturale. Il risultato? Un grande diario fatto di immagini che mette insieme lusso, ironia e realtà.

Nel suo libro Polaroids, Warhol ha messo insieme tutto questo: la vita che andava veloce nella New York degli anni '70 e '80, le feste, la moda, l'arte, le persone che frequentavano il suo studio, The Factory.

 Ogni foto ha qualcosa di strano e affascinante: sembra semplice, ma in realtà è pensata nei minimi dettagli.

Le Polaroid di Warhol sono un modo per vedere sia la sua vita pubblica che quella privata. Dietro l'apparenza patinata, si può sempre vedere un pezzettino di realtà. In ogni scatto si sente il suo modo di guardare le cose, intelligente e ironico, che nota la bellezza e la fragilità delle persone.

Per lui, la fotografia era un modo per bloccare il tempo. Era qualcosa di istintivo, diretto, veloce, proprio come la Polaroid stessa. Con queste immagini, Warhol ha raccontato la sua epoca meglio di chiunque altro: un mondo pieno di luce, di gente, di sogni e di problemi.

Andy Warhol usava le Polaroid in modo molto preciso per fare le sue serigrafie. Prima, faceva mettere in posa il soggetto e scattava un sacco di foto, tipo anche sessanta, con la sua Polaroid. Poi ne sceglieva quattro da stampare come diapositive 8x10 su acetato. Tra queste, ne sceglieva una sola, che poi tagliava, sistemava e colorava per farla venire meglio, come piaceva a lui.

Dalle diapositive su acetato tirava fuori un ingrandimento di circa 40x40 cm, che usava come modello per fare la serigrafia. L'immagine veniva ricopiata su tela, di solito color carne per gli uomini e colori più freddi per le donne. Warhol di suo ci metteva qualche tocco di colore a mano in alcuni punti, ma quasi tutto il lavoro faceva vedere come la serigrafia era fatta a macchina, il che voleva dire che poteva fare tante copie dell'immagine, tenendo però anche dei difetti tipici, tipo i contorni un po' mossi per dare un effetto strano.


“La cosa migliore di una fotografia è che non cambia mai, anche quando le persone in essa lo fanno.” (Andy Warhol)


Quindi, le Polaroid erano molto importanti per Warhol perché gli davano la possibilità di fare foto veloci e semplici, che gli servivano come base precisa e subito pronta per le sue serigrafie. Così univa il caso della macchina con qualche ritocco artistico fatto da lui.

Andy Warhol usava soprattutto due macchine fotografiche Polaroid che sono diventate famose: la Polaroid Big Shot e la Polaroid SX-70.


La Polaroid Big Shot era fatta apposta per i ritratti. Aveva un obiettivo da 220 mm, un solo tipo di velocità per l'otturatore e una messa a fuoco fissa con telemetro. Warhol la usava per fare ritratti, come quelli dei suoi famosi Red Books. Era facile da piegare e portare in giro, e piaceva molto per come era fatta e per la sua qualità.


La Polaroid SX-70, invece, era più adatta a tante cose ed era più conosciuta. Lui la usava per fare foto al volo, senza pensarci troppo. Questa macchina fotografica istantanea faceva vedere come Warhol vedeva la fotografia: un modo veloce e diretto per far vedere la vita di tutti i giorni e quello che succedeva alla Factory.


La polaroid è un mezzo semplice da utilizzare nata alla fine degli anni 40 dalla mente di Edwin Land dall'esigenza di vedere subito il risultato dei nostri scatti. Il primo modello, la Polaroid 95, fu lanciato nel 1948. Le foto che ne uscivano erano solo in bianco e nero ed occorrerà attendere fino al 1963 per vedere la prima pellicola a colori.


Mi piacciono le polaroid perché il risultato è sempre incerto e quindi unico.

E' uno strumento veloce, istantaneo con pochi tecnicismi che ci consente di cogliere un attimo e vederne il risultato in pochissimo tempo e quello che esce esce é magico, imprevedibile.

Abituati ormai al digitale,  la sensazione tattile e visiva di tenere tra le mani una polaroid è bellissima.


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